Comunicazione

Lo spazio del colore tra geometria e fisica della percezione.

Roberti V., Peruzzi G.
  Giovedì 14/09   09:00 - 11:30   Aula A107   VII - Didattica e storia della fisica
Allo spazio del tristimolo è possibile associare una metrica euclidea: ad uguali differenze di colore percepito, tuttavia, non corrispondono uguali distanze. I primi passi verso una possibile via di soluzione di tale problema, ovvero l'interpretazione non-euclidea della geometria dello spazio del colore, furono compiuti nella seconda metà dell'Ottocento da Bernhard Riemann e Hermann von Helmholtz. Nelle prime righe della sua tesi di abilitazione all'insegnamento presso la Facoltà di Gottinga, Riemann cita il colore come uno dei rari concetti i cui modi di determinazione costituiscono una varietà continua pluriestesa. Condividendo le idee di Riemann sulla possibilità di misurare la struttura dell'esperienza sensibile ed avendo familiarità con i suoi lavori di geometria non-euclidea, Helmholtz sfrutta le sue conoscenze in tale ambito e in ottica fisiologica per definire un elemento di linea nello spazio del colore ({Kürzeste Linien im $Farbensystem$) atto a determinare la relazione tra distanze e differenze percepite di colore: si tratta del primo tentativo di definire un tensore metrico per lo spazio che caratterizza la visione umana del colore. Per il raggiungimento di tale scopo, Helmholtz applica metodi di fisica della percezione all'esperienza del colore utilizzando la legge di Weber-Fechner per predire la struttura metrica dello spazio del colore. L'ambito delle sensazioni del colore offre, infatti, la possibilità di estendere la formula unidimensionale di Weber-Fechner ad una varietà tridimensionale.